Il Mussolini di Marinelli: Debole, Nevrotico ed Emotivo, un’Interpretazione Magistrale!

La serie Sky Original restituisce un Mussolini emotivo e non razionale, come se il suo inconscio, nello scenario di una dark comedy, si identificasse in un Paese sempre sospeso tra il grandioso e il grottesco

Mussolini, una tragedia che continua ancora oggi, sotto altre formeLuca Marinelli interpreta Benito Mussolini nella serie tv «M-Il figlio del secolo»

Che ritratto di Mussolini ci restituisce la serie «M–Il figlio del secolo», tratta dall’omonimo bestseller di Antonio Scurati? C’è l’accuratezza storica, ci sono la storia di un Paese che si è arreso alla dittatura e la storia di un uomo che è stato capace di rinascere molte volte dalle sue ceneri, c’è la storia pubblica e quella privata, ma c’è soprattutto un’idea di fondo che ci riconsegna un punto di vista inedito.

Mussolini sembra uscito da un quadro espressionista, tratteggiato con pennellate vorticose, ondeggianti, illuminato da una luce che fatica a uscire dalle tenebre preferendo il contrasto, come avvisaglia di una sensazione di angoscia onnipresente: la brama di potere non si fonda sulla forza, ma sulla debolezza.

Il grande lavoro interpretativo compiuto da Luca Marinelli (la cui fisiognomia, anche ideologica, era la più distante possibile da quella iconica), da Stefano Bises in sceneggiatura (con Davide Serino ha ripetuto il miracolo compiuto con «Gomorra», trasfigurando la pagina scritta) e dal regista britannico Joe Wright (la serie è prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment) è stato quello di restituirci un Mussolini soggettivo, emotivo e non razionale, come se il suo inconscio, nello scenario di una dark comedy, si identificasse in un Paese sempre sospeso tra il grandioso e il grottesco.

Non si capisce se sia più drammatica la presa di potere del Duce o la latitanza vile e complice di chi lo circondava, dal re a una parte della Chiesa, dagli oppositori alle diplomazie estere. A tratti, si rivive la stessa atmosfera del film M, il mostro di Düsseldorf (1931) di Fritz Lang, nel gusto della crudeltà, nella disintegrazione nevrotica, anche se qui Mussolini si rivolge spesso alla cinepresa (come negli «a parte» teatrali) quasi volesse confidarci qualcosa che gli altri protagonisti non devono sapere o capire, quasi volesse implorare un’indulgenza che la storia gli ha negato.

A ricordarci che la farsa continua, ripete: «Make Italy Great Again», ribadisce «Guardatevi attorno, siamo ancora tra voi». «M–Il figlio del secolo» è il racconto in otto puntate di una tragedia che continua ancora oggi, sotto altre forme.

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