L’impero Ferragni in caduta libera: vendite in crisi, ricavi a picco e patrimonio a rischio!

Lunedì 10 marzo le due assemblee decisive per il futuro di Fenice, società chiave per la gestione dell’impero economico e commerciale di Chiara Ferragni

Vendite giù, ricavi a picco e patrimonio azzerato: cosa succede all'impero Ferragni

Lunedì 10 marzo sarà il giorno della verità per Fenice, la società chiave di Chiara Ferragni. Una sorta di resa dei conti dopo il caso del Pandorogate, che ha avuto un contraccolpo enorme non solo sull’immagine pubblica, sulla credibilità e sulla reputazione dell’influencer, ma soprattutto sui conti delle sue società che su quello si basano. Secondo quanto riporta il Corriere della sera in un articolo di Mario Gerevini e Daniela Polizzi, le perdite di 10 milioni hanno azzerato il patrimonio e le i ricavi del 2024, circa 2 milioni di euro, sono stati 7 volte inferiori a quelli del 2022, quando il ricavo era di 14 milioni, ultimo anno “pulito” prima del Pandorogate.

 

L’importanza della società Fenice risiede nel fatto che questa risulta essere titolare dei marchi, quindi cuore dell’impero di Chiara Ferragni, che della società detiene il 32,5% del capitale. Il restante è diviso tra i soci Paolo Barletta, che è quello di maggioranza con il 40%, e Pasquale Morgese, che ne detiene il 27,5% ed è in minoranza. Le assemblee in calendario sono due, una per l’approvazione del bilancio 2023, in fortissimo ritardo, e una per la ricapitalizzazione della società. Secondo indiscrezioni riferite dal quotidiano di via Solferino, l’amministratore unico di Fenice, Claudio Calabi, durante l’assemblea ordinaria per l’approvazione del 2023 presenterà anche una situazione patrimoniale aggiornata al 30 novembre 2024. Questa è fondamentale per permettere l’aumento del capitale della società, il che significa che i soci dovranno versare di tasca propria quanto necessario per sanare le perdite.

Lo storico dei ricavi di Fenice fotografa plasticamente cosa ha davvero significato per Ferragni il Pandorogate, al netto del danno reputazionale. Nel 2022 la società ha avuto un ricavo di 14,2 milioni di euro, che rappresenta il picco assoluto da quando è stata istituita. Nel 2023 i ricavi sono scesi ma si sono comunque tenuti a livelli alti, tra gli 11 e i 12 milioni. Tuttavia, il Pandorogate è esploso a dicembre 2023, quindi il contraccolpo sul 2023 è stato molto relativo. È il 2024 l’anno che ha avuto maggiori ripercussioni, con il crollo dei ricavi fino a 2 milioni di euro. Tra il 2023 e il 2024 le perdite totali ammonterebbero a 10 milioni di euro circa. Nei documenti che verranno presentati in assemblea ci saranno anche le garanzie di continuità aziendale, che hanno permesso il via libera del revisore. Ma su questo punto si allunga un’ombra, perché in base a quanto riportato dal Corriere della sera, Morgese avrebbe qualche dubbio in merito, perché non vedrebbe prospettive per Fenice, che dipende in tutto e per tutto dal marchio Chiara Ferragni, e quindi dall’immagine di Ferragni, che oggi non ha più attrattiva sui marchi.

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